Capìtolo 25
"Io mi sento affamato io", Picco detto. "Se Lei andrà con me io La comprerò
della cena per pagarLa per il Suo guaio."
"'Disse Nough!" remarked Tom brevemente, come lui prese sulle spalle la sua scatola. "Io sono
il Suo uomo. Venga lungo! Dove andremo prima?"
"Ad una mangiare-casa. È probabile che noi dobbiamo aspettare all'ufficio."
Tom condusse Picco ad un ristorante conveniente, non lontano via, dove i due
per una somma moderata un pasto abbondante ottenne. O era stato
difficile, è probabile che dell'eccezione sarebbe stata portata allo stile in
quale i piatti furono serviti, ma nessuno era critico. Un piccolo e vivace
comunque, il giovane impiegato che sedette Tom opposto, sembrato piuttosto disturbato
dalla presenza del lustrascarpe. Come il suo occhio rimase su Tom lui
annusato sprezzantemente, ed aggrottò le ciglia. In verità, il nostro amico che Tom poteva
sia utile, ma nel suo ornamento presente lui non fu andato bene per onorare un
disegno-stanza. Lui non aveva cappotto, il suo panciotto fu molestato, e la sua camicia
sporcato con macchie di annerire. C'erano anche macchie sul suo
faccia lentigginosa della quale Tom era felicemente inconscio. Non faceva
l'agiti alcuno per avere una faccia sporca. "Immondizia è solamente questione nel
luogo sbagliato", come un filosofo una volta il remarked. Tom era un filosofo
nel suo proprio modo.
Il giovane impiegato estrasse un fazzoletto profumato, e l'applicò a
il suo naso, guardando nel frattempo a Tom.
"Quale è la questione di yer?" Tom chiesto, sospettando la causa di
il disagio del bellimbusto. "È ammalato?"
"È abbastanza per fare uno ammalato sedere alla tavola con Lei,"
risposto all'impiegato.
"Perché?"
"Lei è assolutamente lordo. Non faccia Lei sa alcuno migliore che venuto
in dove ci sono gentiluomini?"
"Io non vedo alcuno eccetto lui", Tom detto, indicando Picco col suo
sguardo.
"Questo è troppo realmente. Qui, cameriere!"
Un cameriere rispose alla citazione.
"Cosa è, signore?"
"Solo rimuova il mio piatto ad un'altra tavola, vuole?"