Capìtolo 33
stesso modo stretto di pensare noi soddisfiamo quale con in questo astratto di
il diario indiano, quando noi immaginiamo le dogane, vestiti, e manners
di altri paesi è ridicolo e stravagante se loro non fanno
assomigli a quelli di nostro proprio.
LA VISIONE DI MARRATON.
Suo di errore di Felices. -
LUCAN I. 454.
Felice nel loro errore.
Gli americani credono che tutte le creature hanno anime, non solo gli uomini
e donne, ma bestie, vegetali no, anche il più inanimato
cose, come scorte e pietre. Loro credono lo stessi di tutti i lavori di
arte, come di coltelli, barche, specchi; e che, come alcuni di questi
cose periscono, le loro anime vanno in un altro mondo che è occupato
dai fantasmi di uomini e donne. Per questa ragione loro mettono sempre
dal cadavere del loro amico morto un arco e frecce che lui può
si avvalga delle anime di loro nell'altro mondo, come lui faceva di loro
corpi di legno in questo. Come soever assurdo tale opinione come questo
può apparire, i nostri filosofi europei hanno mantenuto molto
nozioni insieme come improbabile. Alcuni dei seguaci di Platone, in
particolare, quando loro parlano del mondo delle idee, c'intrattenga con
sostanze ed esseri nessuno meno stravagante e chimerico. Molti
Aristotelians ha parlato similmente inintelligibilmente come di loro
forme sostanziali. Io citerò un esempio solamente Albertus Magnus che, in
la sua dissertazione sulla magnetite, osservando quel fuoco volere
distrugga le sue virtù magnetiche, ci dice che lui prese particolare
avviso di uno come posò ardendo tra un mucchio di carboni che brucia, e
che lui percepì un certo vapore blu per sorgere da lui, quale lui
creduto sarebbe la forma sostanziale che è, nel nostro indiano Dell'ovest
frase, l'anima della magnetite.
C'è una tradizione fra gli americani che uno di loro
contadini discesero in una visione al grande ricettacolo di anime,
o, come noi lo chiamiamo qui, all'altro mondo; e che sul suo ritorno
lui diede ai suoi amici un conto distinto di tutto fra il quale lui ha visto
quelle regioni del morto. Un l'amico di mio, chi io ho precedentemente