Capìtolo 55
riesca a passare. "Si salvi il guaio", detto il Toro; "IO
saputo così brama prima che Lei nascesse."
Il Cervo maschio, il Lupo, e la Pecora
Un Cervo maschio chiese una Pecora prestargli una misura di grano, e detto
che il Lupo sarebbe la sua sicurezza. La Pecora, temendo un po' di frode
fu inteso, si scusò, mentre dicendo, "Il Lupo è abituato
afferri quello che lui vuole e scappare; anche, e Lei può rapidamente
outstrip io nel Suo volo rapido. Come poi io sono capace a
La trova, quando il giorno di pagamento viene?'
Due neri non fanno uno bianco.
Il Pavone ed il Sollevi con una gru
Un Pavone che diffonde la sua coda sfarzosa beffò un Sollevi con una gru quello passato
da, mettendo in ridicolo il colore di cenere del suo piumaggio e dicendo, "io sono
vestito, come un re, nell'oro ed imporpora e tutti i colori del
arcobaleno; mentre Lei non ha un po' di colore sulle Sue ali."
"Vero", rispose il Sollevi con una gru; "ma io volo in alto alle altezze di cielo
ed alza sulla mia voce alle stelle, mentre Lei cammina sotto, come un
alzi, fra gli uccelli del letamaio."
Penne di multa non fanno uccelli eccellenti.
La Volpe ed il Riccio
Una Volpe che nuota attraverso un fiume rapido fu portata dalla forza di
la corrente in una ravina molto profonda, dove lui posò per molto tempo
moltissimo ferì, ammalato, ed incapace a mossa. Un sciame di affamato
mosche sangue-poppante stabilirono su lui. Un Riccio, passando da,
sega la sua angoscia e chiese se lui dovesse guidare via le mosche
quello stava tormentandolo. "Da nessuno mezzi", rispose la Volpe; "preghi
non li molesti." "Come è questo?' detto il Riccio; "La faccia
non voglia rid di loro per essere?' "No", ritornò la Volpe, "per questi
mosche che Lei vede sono piene di sangue, e mi punge ma poco,
e se Lei mi libera di questi che già sono saziati, altri
più affamato entrerà nel loro luogo, e berrà su tutti il
sangue che io ho lasciato."
L'Aquila, la Tac, e la Scrofa Selvatica
Una Aquila la fece fare il nido alla cima di una quercia alta; una Tac, avendo