Capìtolo 13
Noi, fanciulla-bambini del loro ceppo,
E scala il divano da legge negata,
Ed offende ogni sposa riluttante e debole.
Ed ora su lei io chiamo,
Scavi antenata che lontano sulla spiaggia dell'Egitto
La sembianza di una giovane vacca portò,--
Una fanciulla una volta, dalla malevolenza di Hera cambiata!
E poi su lui il withal,
Chi, come tra i fiori la creatura di pascolo
variato,
Era in lei da un alito di Zeus concepito;
E, come l'ora di nascita disegnò vicino,
Da fato adempiuto, lui venne alla luce;
Ed Epaphus per nome,
Nato dal tocco di Zeus, il bambino ricevette.
Su lui, io piango su lui,
E lui per presa di patrono--
Mentre in questo vale erboso io sto in piedi,
Dove ecco errò di vecchio!
E qui, narrando tutti lei si affatica ed addolora,
Segnali vogliono io mostro a quelli che dominano la terra
Che io sono bambino del suo; e tutti capiranno,
Sentendo la storia dubbiosa del passato fioco fatta chiaramente.
E, prima la fine sarà,
Ogni uomo la verità di quello che io dico vedrà.
E se là indulge sodo da
Uno specializzato leggere da augury delle uccello-note,
Quell'uomo, quando attraverso i suoi orecchi entusiasmerà nostro
gemito piangente,
Riterrà lui sente la voce, la storia lamentosa
Di lei, lo sposo pietoso di Tereus, signore di astuzia--
Chi il falco angaria ancora, l'usignolo di lutto.
Lei, dalla sua casa felice e ruscelli equi spaventarono
via,
Gemiti selvatico e triste per luoghi di ritrovo erewhile adorato.
Yea, e per Itylus--ah, bene-un-giorno!
Ucciso da lei proprio, la mano di sua madre,
Esasperato da male concupiscente, l'atto di Tereus
progettato.
Come lei io gemo e gemo, in toni di Ionio molli,
E come lei spreca, addirittura così
Sprechi la mia guancia molle, una volta maturo coi soli di Nilus
E tutto il mio cuore dissolve in dolore assoluto
Fiori tristi del dolore che io scarto,
Fuggendo dall'amore di parenti senza pietà--
Yea, dalle mani che afferrano la folla scherzevole,