Capìtolo 29
vento fresco, ed il passatempo fanciullesco. Come Treherne si avvicinò lentamente, lui
la guardata con gli occhi di innamorato, e la trovò molto dolce ed allegro, e
dearer nella sua vista che mai. Lei l'aveva evitato attentamente tutto il giorno
prima, aveva diviso di notte con una stretta di mano frettolosa, e non era venuto come
solito offrirlo buono-mattina nella biblioteca. Lui non aveva preso avviso di
il cambio come ancora, ma ora, ricordando la sua promessa a sua zia, lui
risolse lasciare la ragazza sapere che lui capì pienamente la relazione
quale dovette esistere d'ora innanzi tra loro.
"Buono-mattina, cugino. Io La guido via, se io prendo una svolta o due
qui?" lui disse, in un tono allegro, ma con un sguardo mezzo-di rimprovero.
Lei guardò a lui un istante, poi andò da lui con mano stesa e
guance più roseo che prima, mentre i suoi occhi franci riempirono, e la sua voce
aveva un tremore traditore in lui, come lei disse, impetuosamente: "Io _will_ è
io per un momento, nonostante tutto. Maurizio, non mi pensi
scortese, non mi sgridi, o chiede al mio permesso di venire dove sono io. C'è
una ragione per il cambio Lei vede in me; non è il capriccio, è
obbedienza."
"La mia cara ragazza, io lo so. Io volli dire parlare di lui, e La mostra che io
capisca. Annon è un buon individuo, come degno di Lei come alcun uomo può essere,
ed io gli auguro tutta la felicità che Lei merita."
"Fa?" Ed i suoi occhi si percorsero acutamente la faccia.
"Sì; lo dubita?" E così bene lui celò il suo amore che
né affronti, esprima, né maniera ne tradì un suggerimento.
I suoi occhi precipitarono, una nube passò sulla sua espressione chiara, e lei
prelevato la sua mano, come se carezzare l'uccello affamato al quale ha beccato dolcemente
il cesto che lei ha contenuto. Come se lei dicesse di cambiare la conversazione,
allegramente, "Argus Povero, Lei ha perso le Sue penne eccellenti, e così tutti
l'abbandoni, eccetto piccolo Juno gentile che mai non dimentica i suoi amici.
Là, lo prenda tutti, e divida tra Lei."