Capìtolo 61
il secondo che gioca un tamburello. Ci non era niente insolito nel gruppo;
ma il batticuore di Filippo rapido per nella ragazza lui pensò che lui riconobbe un
compagno di gioco dallo stesso villaggio nel quale lui nacque ed incrociò.
"Lucia!" lui chiamò, mentre avvicinandosi impazientemente al paio.
La ragazza girò rapidamente, e, vedendo il giovane violinista, lasci precipiti lei
tamburello in sorpresa.
"Filippo!" lei esclamò, la sua illuminazione di occhi su con la gioia con cui
noi salutiamo la faccia di un amico in una terra strana.
"Perché lasciò cadere il Suo tamburello, scelerata?" esatto l'uomo,
duramente.
Lucia, una bella, marrone-affrontata ragazza non perse anche la sua occhiata gioiosa a
questo rimprovero. Lei si chinò e raccolse il tamburello, e cominciò a giocare
meccanicamente, ma continuò a parlare a Filippo.
"Quanto tempo è nella città?" Filippo chiesto, parlando, chiaramente nel suo
lingua madre.
"Solamente due settimane", Lucia risposta. "Io sono così contento vederLa, Filippo."
"Quando venne dall'Italia?"
"Io non posso dire. Io penso che è in qualche luogo approssimativamente due mesi."
"E vide mia madre prima che Lei venne via?" Filippo chiesto, impazientemente.
"Sì, Filippo, io la vidi. Lei mi disse se io La vedessi per dire che lei
desiderato ardentemente il suo caro ragazzo per ritornare; che lei pensò a lui giorno e
notte."
"Disse che, Lucia?"
"Sì, Filippo."
"E mia madre è bene?" Filippo chiesto, ansiosamente per lui aveva un amore forte
per sua madre.
"Lei è bene, Filippo--lei non è ammalata, ma lei è sottile, e lei guarda
triste."
"Io andrò e la vedrò del giorno", disse Filippo. "Io desidero che io potessi vederla
ora."
"Quando andrà?"
"Io non so; quando io sono più vecchio."
"Ma dove è il Suo violino, Filippo?" Lucia chiesta. "Non gioca?"
Filippo gettò uno sguardo all'organo-macinatore che lui non osò prendere in
la sua fiducia. Quindi lui rispose, evasivamente:
"Un altro ragazzo lo prese. Io otterrò un altro questo pomeriggio."
"È col padrone?"
"Sì."
"Venga, Lucia", detto l'uomo, rudemente che cessa giocare, "noi dobbiamo seguire."