Capìtolo 47
cena su conto di portare meno soldi che solito. Perché deve il
padrone chiedono a lui se lui volesse la sua cena? Sebbene lui non aveva fame, lui
pensiero esso meglio rispondere nell'affermativa.
"Cosa gradirebbe?" chiesto al padrone.
Di nuovo Filippo fu confuso, per le cene non approvvigionate mai dal padrone
vario, consistendo di pane e formaggio sempre.
"Forse", continuò il padrone, mentre non soddisfacendo risposta, "gli piacerebbe
abbia caffè ed arrosto di manzo."
Tutti ora erano chiari. Filippo capì che lui era stato visto andata in o fuori
del ristorante, sebbene lui non potesse dire da chi. Lui abbastanza bene seppe
quello che aspettarsi, ma un sentimento cavalleresco dell'amicizia lo condusse a tentare a
schermi il suo giovane compagno, anche al rischio di una punizione più severa
essere inflitto su lui.
"Era colpa" mia, lui disse, virilmente. "Giacomo non sarebbe andato in
ma per me."
"Cattivo, ingrato ragazzo!" esclamato il padrone, adiratamente. "Era mio
soldi che Lei ha speso. Lei è un ladro!"
Filippo il feltro che questa era una parola dura che lui non meritò. I soldi
fu guadagnato da solo, sebbene chiese dal padrone. Ma lui non faceva
si avventuri dire questo. Sarebbe stato rivoluzionario. Lui lo pensò
prudente essere silenzioso.
"Perché dice nulla?" esclamò il padrone, mentre bollando il suo piede. "Perché
spese i miei soldi?"
"Io avevo fame."
"Quindi Lei deve vivere come un nobile! La nostra cena non è buona abbastanza per
Lei. Quanto spese?"
"Trenta centesimi."
"Per ognuno?"
"No, signore, per ambo."
"Poi Lei avrà ciascuni quindici colpi, uno per ogni penny. Io voglio
L'insegni ad essere un ladro. Pietro, il bastone! Ora, striscia!"
"Padrone", Filippo detto, generosamente mi "permise di avere tutti i colpi. Era mio
colpa; Giacomo andò solamente perché io chiesi a lui."
Se i padroni avessero avuto un cuore, questa richiesta generosa avrebbe toccato
esso; ma lui non fu agitato in così.
"Anche", lui deve essere frustato lui disse. "Lui non sarebbe dovuto andare con Lei."