Capìtolo 31
"Come accadde?"
"Io conobbi suo figlio. Il suo nome è Paolo. Lui chiese a me di andare a casa con lui.
Poi lui mi diede una buona cena."
"Quanto tempo sia là? È probabile che Lei avrebbe stato giocando e mi avrebbe portato
alcuni più soldi", disse il padrone che, con meschinità di caratteristica,
invidiato il giovane tempo di violinista per mangiare il pasto che l'ha costato nulla.
"Non era lungo, signore."
"Lei può mangiare quello che L'è dato, ma Lei non deve sprecare troppo tempo."
Un ragazzo entrò seguente che mostrò dalla sua maniera esitante che lui faceva
non anticipi un buon ricevimento. Il padrone, abituato giudicare da
aspetti, immediatamente predisse questo.
"Bene, Ludovico", lui disse, "cosa porta bruscamente, mi?"
"Perdoni, padrone", Ludovico detto, producendo una piccola somma di soldi.
"Io non potevo aiutarlo."
"Settanta-cinque centesimi", ripetuto il padrone, indignatamente. "Lei è stato
ozi, Lei il piccolo disgraziato!"
"No, padrone. Effettivamente, io facevo mio meglio. Le persone non mi darebbero
soldi."
"Dove andò?"
"Io ero in Brooklyn."
"Lei ha speso alcuno dei soldi."
"No, padrone."
"Lei è stato inattivo, poi. Nessuna a-notte di cena. Pietro, il mio bastone!"
Pietro era uno dei più vecchi ragazzi. Lui era fisicamente brutto, ed il suo
la disposizione corrispose col suo aspetto. Lui potrebbe avere poco buono
tratti del volto, o lui non avrebbe posseduto la fiducia del padrone.
Lui era un assistente efficiente del secondo, e co-operò con lui in
opprimendo gli altri ragazzi. Effettivamente, lui era un nipote del padrone,
e per questa ragione, così come la sua somiglianza della disposizione, lui era
trattato con indulgenza insolita. Ogni qualvolta i padroni si sentirono diffidenti
di alcuni dei ragazzi, lui di solito li mandava in società con Pietro che
si comportò come una spia, mentre riportando fedelmente tutti che sono accaduti al suo direttore.
Pietro rispose con alacrità al comando del padrone, e
prodotto un bastone forte che lui diede a suo zio.
"Ora si spogli via la Sua giacca", detto il padrone, duramente.