Capìtolo 7
ma senza il successo. Lui fu assorbito così nel suo lavoro che lui non faceva
osservi l'ingresso di un scuro-browed, uomo largo-preso sulle spalle, vestito in
un abito di velluto a coste stracciato, coltivi l'intruso appagato in una tosse corta,
inteso di attrarre attenzione.
Cominciando con coscienza colpevole, Curtis si voltò bruscamente, e
il suo sguardo precipitò sull'intruso.
"Chi è?" lui richiese, adiratamente. "E come sfidi Lei entra un
l'unbidden di casa di gentiluomo?"
"È il gentiluomo?" chiesto all'intruso, con intenzionale
insolenza.
"Sì."
"Possiede questa casa?"
"Non attualmente. È mio zio."
"E quel segretario--il perdono la mia curiosità--il suo è?"
"Sì; ma che affari è del Suo?"
"Non molto. Solamente mi fa ridere vedere un gentiluomo che sceglie una serratura.
Lei dovrebbe lasciare tali affari ad uomini come me!"
"Lei è un individuo insolente!" Curtis detto, più imbarazzato che lui
piaciuto confessare, per questo uomo che grezzo-guarda era stato posseduto di un
pericoloso segreto. "Io sono l'agente riservato di mio zio, ed era su
affari di suo che io desiderai aprire la scrivania."
"Perché non vada da lui per la chiave?"
"Perché lui è ammalato. Ma, pshaw! perché se io dovessi scusarmi o dovrei dare alcuno
chiarimento a Lei? Cosa può sapere di lui o me?"
"Più, forse, che Lei sospetta", detto l'intruso, quietamente.
"Poi, Lei sa, forse, che io l'erede di mio zio è?"
"Non sia troppo sicuro di quello."
"Guardi qui, individuo", Curtis detto provocò completamente, "io non so
chi Lei è né quello che Lei vuole dire, ma mi permise di informarLa che Suo
presenza qui è un'intrusione, ed il più presto Lei lascia la casa il
meglio!"
"Io lo lascerò quando io divento pronto."
Curtis cominciò ai suoi piedi, ed avanzato al suo visitatore con un'aria di
minaccia.
"Subito" vada, lui esclamò, adiratamente, "o io La calcerò fuori del
porta!"
"Cosa è la questione con la finestra?" ritornato l'estraneo, con un
insolente sbirci.
"Quello è come Lei preferisca, ma se Lei subito non va via io emetterò