Capìtolo 5
la stanza, e fu assistito alla sua camera.
Curtis e Firenze ritornarono alla biblioteca.
"Firenze", detto suo cugino, le intenzioni di "mio zio come espresso
a-notte, lo fa desiderabile che ci dovrebbe essere una comprensione
tra noi. Si sieda accanto a me"--conducendola ad un sofà--"ed impedimento
noi discorriamo su questa questione."
Con un gesto di repulsione Firenze declinò il posto offerto, e
rimasto stando in piedi.
"Come Lei lei per favore" rispose, freddamente.
"Sarà fatto sedere?"
"No; la nostra intervista sarà breve."
"Poi io verrò al punto. Zio John desidera vederci unito."
"Non può essere mai!" Firenze detta, chiaramente.
Bit di Curtis il suo labbro in mortificazione, per il suo tono aveva freddo e
sdegnoso.
Mescolato con questa mortificazione era rammarico genuino, per, finora come lui
era capace di amare alcuno uno, lui amò il suo equo giovane cugino.
"Lei professa amare Zio John, ed ancora Lei deluderebbe il suo
speranza curata teneramente!" lui ritornò.
"È la sua speranza curata teneramente?"
"C'è senza dubbio circa lui. Lui mi ha parlato più che una volta sul
soggetto. Sentendo che la sua fine è vicina, lui desidera lasciarLa in
carica di un protettore."
"Io posso proteggermi", Firenze detta, orgogliosamente.
"Lei pensa di sì. Lei non considera il destino sfortunato di una ragazza senza un soldo
in un mondo freddo ed egoista."
"Senza un soldo?" Firenze ripetuta, in un accento di sorpresa.
"Sì, senza un soldo. Il lascito di nostro zio a Lei è condizionale su Suo
l'accettazione della mia mano."
"Ha detto questo?" Firenze chiesta, affondando in una poltrona con un
occhiata indifesa.
"Lui mi ha detto così più che una volta", Curtis ritornato, agevolmente. "Lei
non sappia come vicino a cuore suo questo matrimonio è. Io so quello che Lei
direbbe: Se la proprietà viene a me io potrei venire Suo
assistenza, ma io sono proibito espressamente dal fare così. Io ho
pleaded con mio zio nel Suo conto, ma invano."
Firenze era troppo dalla vista buona per non penetrare la sua falsità.