Capìtolo 34
Io la ricordai bene la notte scorsa, come lei era scomparsa, come lei aveva
andato in Europa, come lei era morta abroad,--tutti fatti meri saputi in
la loro nudità solamente al pubblico.
Era duro trovare il luogo dove lei fu seppellita. Ma finalmente io
riuscito.
Era in un sagrato umile. La tomba era ben visibile perché era
bene tenne, ed improvvisamente privo dell'ornamentazione vistosa inseparabile
da tali luoghi in Italia. Fu marcato distintamente da un monumento
unico in un paese europeo. Era un ciottolo non lucidato ed enorme, su
quale camminando a carponi viti verdi stava crescendo.
Sulla sua superficie grezza una croce fu tagliata, e sotto era le parole:
"Ieri la Pazzia di Questo giorno preparò,
Il Silenzio di a-domani, Trionfo o la Disperazione."
Sotto quello che io ho letto con stordimento,
"Margaret Dillon e bambino,"
e le date
"Gennaio, 1843"
"Il 25 luglio 1882."
Nonostante i dubbi ed immagina questo messo nella mia mente, io nessuno più presto
stette in piedi accanto alla macchia dove la terra l'aveva chiesta, che tutto il mio vecchio
interesse in lei ritornò. Io attardai sul luogo, pieno di
voglie romantiche, decorando la sua tomba con fiori come io avevo una volta
decorato i suoi trionfi, assorbito in un'adorazione trasognata della sua memoria,
e cantando il suo encomio in verso.
Era poi che io imparai la vera storia della sua scomparsa,
indovinò a quello della sua morte, come io facevo all'identità del giovane
Prete Domenicano che qualche volta venne alla sua tomba e che finalmente
mi detto tale dei fatti come io so. Io posso raccontare meglio la storia da
due notti che dipingono nella vita di Margaret Dillon, il seguente del due
il suo ultimo aspetto sul palcoscenico.
Il dramma era stato "Molti Ado."
Mai non l'aveva agì con umorismo più eccellente, o la più grande gaiezza. Ancora tutti il
sera lei aveva sentito una tristezza strana.
Quando era del tutto finito, ed amici avevano adunato tondo al palcoscenico a
la lodi, ed adunò via, mentre ridendo e felice, lei sentì un strano,