Carl W. (Carl William) Ackerman
Capìtolo 11
di quella Convenzione, dire a Lei nello spirito di più caparra
amicizia che io dovrei dare il benvenuto un'opportunità di agire negli interessi
della pace europea, od ora o ad alcuna altra durata che sarebbe
pensato più appropriato, come un'occasione per servirLa e tutti concernerono in
un modo che se mi permetterebbe causa durevole per la gratitudine e la felicità.
"(Firmato) WOODROW Wilson."
Il Segretario del Presidente cablò questo agli Imperatori della Germania e
L'Austria-Ungheria; il Re dell'Inghilterra, lo Zar della Russia ed il
Presidente della Francia. La breve nota del Presidente toccò la corda di
comprensione del mondo intero; ma era in ritardo poi fermare la guerra.
Uomini di stato europei stavano preparando per un conflitto. Col pubblico
appoggio che aveva ogni nazione, ogni governo volle lottare fino a che
c'era una vittoria.
Una delle prime cose che sembrarono fare appello a Presidente Wilson era
il fatto che non solo opinione pubblica dell'Europa, ma dell'America, cercò
un portavoce. Diversamente da Roosevelt che condusse opinione pubblica diversamente da Taft,
chi lo trascurò, Wilson prese l'atteggiamento che la più grande forza in
il mondo era opinione pubblica. Lui credè che opinione pubblica era più grande
che la presidenza. Lui sentì che lui era l'uomo le persone americane
aveva scelto di interpretare ed esprimere la loro opinione. La polizza di Wilson era
permettere opinione pubblica per dominare America. Quelli di noi che spendemmo due
anni in Germania potrebbero vedere questo molto chiaramente.
Il Presidente annunciò l'asse per la sua polizza internazionale quando lui
parlato all'assemblea generale annuale della Sbarra Associazione americana, a
Washington, brevemente dopo che la guerra cominciò.
[L'illustrazione: Prima pagina del passaporto dell'autore.]
"L'opinione di _The del mondo è la padrona del world_", lui disse,
"ed i processi di diritto internazionale sono i processi lenti da che
opinione funziona la sua volontà. Quello che mi entusiasma è la costante pensò quello