Capìtolo 60
aveva sprecato la sua vita nell'amarla. Io ricordo l'intero del sonetto
perché mi costò il lavoro di due giorni nel binario tra Avignon e
Nizza. Corre come questo:--
'Per la mia vita perduta che ora lamenta io vado,
Quale io ho messo nell'amare cosa mortale,
Volando in alto a nessun volo alto, anche se l'ala
Aveva forza per sorgere e spazzata più alta mostrare.
Oh! Tu quel seest la mia cattiva vita e mio minimo!
Invisibile! Immortale! Il re di cielo!
A questo spirito debole, inesplorato, soccorso porta,,
E su suo terreno biasima thy onorano dia!
Che io che vissi in tempesta ed in paura,
Può morire in porto e la pace; e se è
Quella vita era vana, almeno lasci che morte sia caro!
In questi pochi giorni che ancora rimane a me,
E nei terrori di morte, mano di thy sia vicino!
Tu il knowest che io non ho nessuna speranza ma thee!'
Negli italiani questa è poesia molto grande, il Signorina Brooke e se Lei non fa
lo pensi così nei miei inglesi, tenti e vede se Lei può fare meglio."
"Molto bene", Catherine detto, frescamente. "Io senza dubbio ho noi possiamo farlo nel momento in cui
bene come Lei ed il Sig. Wharton. Non noi, Esther?"
"Lei è impudente abbastanza per fare San Cecilia arrossire", disse Esther che
accadeva di stesse chiedendosi se è probabile che lei osi mettere un piccolo rossore
nelle guance della figura sulle quali lei stava dipingendo. "Lei non lesse mai
una parola dell'italiano in piccola vita Sua."
"No! Ma Lei ha!" Catherine risposto, come se questo era finale.
"Il libretto di Lucia!" Esther detto con disprezzo.
"Niente questione!" Catherine ricapitolato. "Mi porti i libri, il Sig. Hazard, ed io
traduca uno di quelli sonetti se io devo chiudere su Esther in un
armadio scuro."
"Catherine! Non mi faccia ridicolo!" Esther detto; ma Catherine era
inspirato da un'idea, e non si sarebbe fermato.
"Ora mi porti il volume, il Sig. Hazard! Lei avrà il Suo sonetto per
Il sermone di domenica."
"Non lo faccia, il Sig. Hazard!" Esther esortato solennemente. "È uno di lei