Capìtolo 39
passero" è almeno baldo ed effettivo. Ibn Ezra lamentò più tardi
quel Kalir aveva trattato la lingua israelitica come una città di unfenced. Ma se
il poeta troppo ammise liberamente parole strane e brutte, lui aggiunse molti di
forza considerevole e la bellezza. Kalir esattamente il feltro che se ebraico fosse
rimanga una lingua vivente, era assurdo per restringere la lingua al
vocabolario della Bibbia. Da adesso lui inventò molti verbi nuovi da nomi.
Ma la sua inventiva fu marcata meno che la sua cultura. "Col
permesso di Dio, io parlerò in indovinelli", dice Kalir nell'aprire il
preghiera per rugiada. Gli indovinelli sono allusioni principalmente intelligenti al Midrash.
Si ha indicato che queste allusioni sono spesso insapore e
oscuro. Ma loro sono più begli ed ispiratori. Niente ebreo
poeta nelle Secoli Medie era analfabeta, per l'istinto poetico fu alimentato
sulle voglie del Midrash. Questo incide per la loro mancanza della freschezza
e l'originalità. Il poeta era un studioso, e lui era anche un insegnante. Molto
del lavoro di Kalir è didattico; insegna i chiarimenti tradizionali di
la Bibbia e le leggi rituali per sabato e feste; provvede un
sommario conveniente dei seicento e tredici precetti in che
i doveri della Legge furono sistemati. Ma su e soprattutto questo il
genio di Kalir vola in alto ad altezze poetiche. Così molto è stato detto di
L'oscurità di Kalir che una quotazione deve, in bellezza sia dato di Kalir
a suo più semplice e migliore. Il passaggio è preso da un inno cantato sul
settimo giorno di Tabernacoli, il giorno del grande Hosannas:
O dà orecchio alla preghiera di quelli che desiderano ardentemente thy
salvezza,
Rallegrando prima thee coi salici del ruscello,
Ed ora ci salva!
O riscatta il vigneto che tu hast piantarono,
E scopa per questo motivo gli estraneo, ed ora ci salva!
O riguarda l'alleanza che tu hast sigillarono in noi!
O ricorda per noi il padre che conobbe thee,
A chi tu, anche, didst fanno amore di thy noto,