Capìtolo 55
dominio attraverso le profondità azzurre di aria, al mescoli e ronzando
chiacchieri di piccoli uccelli e grilli fra le foglie ed erba. Il
egret ha ripreso la sua pesca nel serbatoio dove la pioggia è immagazzinata per
il papavero e campi di canna da zucchero, i sabbia-pifferaii si agitano lungo il
provveda d'un margine, o faccia girare su nelle piccole nubi argentee le brillanti acque, il
cormorano oscuro siede allarme sul ceppo di un data-albero morto, il
piccola fretta vari nera in e fuori delle erbacce, e mai e presto
spari sotto l'acqua in ricerca calda di alcuno piccolo pesce; l'intero
apparato della vita e morte è nel pieno dramma, ed il nostro abitante di un villaggio grida
ai suoi buoi pazienti e le vite la sua vita. Poi l'oscurità graduale, e
cibo con semplici gioie, un piccolo discorso, un piccolo tabacco alcuni triste
canzoni, e sonno gentile.
I villaggi sono dell'antichità immemorabile; i loro nomi, loro
tradizioni, i loro uffici ereditari sono usciti in giù del fioco
passato attraverso generazioni innumerevoli. Storia li scopa su con lei
eserciti che calpestano ed i suoi conquistatori, le sue dinastie di cambio e lei
leggi che spostano--li scopa su e li lascia immutati.
Il villaggio è indipendente. È un organismo completo, protoplastic
può essere, con la clorofilla colouring maggiorenne le sue istituzioni, ma
nessuno i meno un'entità perfetta, vivente. Ha all'interno di lui
tutto quello che la sua esistenza richiede, e non ha ambizione. Il
tormento della speranza frustrata e di supersession è ignoto nel
villaggio. Noi chi stanno sforzandosi di rotolare le nostre prospettive sempre e nostro
ufficio inscatola sulla collina a Simla può imparare una lezione qui:
Sisyphus in nobis di quoque di vita aggiungono al piatto oculos est
Petere di Qui che un saevasque di fasces di populo assicura
Imbibit et semper victus tristisque recedit.
Nam petere imperium quod inanest nec datur umquam,
Atque in eo semper durum sofferente laborem,
Est di Hoc monte di trudere di nixantem avverso